venerdì 12 agosto 2011

crisi, ecco cosa ci aspetta. Forse







Tante proposte, tanti veti e tanti ultimatum. Le misure anti-crisi che il Governo dovrà varare nei prossimi giorni sono ancora fumose e poco chiare. Non solo agli italiani, ma gli stessi protagonisti non sembrano sapere esattamente cosa ci attenderà. O lo sanno, ma non lo dicono.
L'incontro di ieri tra l'Esecutivo e le parti sociali si è risolto in un nulla di fatto, con il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha dichiarato: "Il Consiglio dei ministri varerà un provvedimento urgente, ma non ci ha anticipato i dettagli". Insomma, dove metterà le mani il Governo per trovare i miliardi necessari a tamponare le falle non si sa. Ma si può immaginare.
Bisogna arrivare al pareggio di bilancio con un anno d'anticipo, nel 2013, e per farlo vanno effettuati tagli pesanti e devono crescere le entrate fiscali. L'opposizione, per voce di Pierluigi Bersani, evidenzia come i tagli debbano essere "congrui, ma equi", mentre nella stessa maggioranza è la Lega a mettere i paletti, chiedendo che non siano "il nostro popolo e chi produce a pagare la crisi".
Di fronte a queste richieste le prime voci che emergono, nonostante le smentite di rito, parlano di una possibile tassa patrimoniale e di un innalzamento della tassazione per i redditi più alti — la cosiddetta eurotassa. Due provvedimenti, soprattutto il primo, poco amati da Berlusconi e dal Pdl, che da sempre definiscono la patrimoniale una legge "comunista". Eppure sarebbe, secondo molti analisti, l'unica possibilità di rendere meno dolorosa la pillola ai ceti più deboli, i quali verranno comunque colpiti dalla manovra.
Il primo tassello saranno le pensioni. Nonostante le proteste dei sindacati e l'alt della Lega, infatti, il sistema di previdenza è una delle voci dalla quale il Governo può fare cassa più facilmente. Si parla del blocco delle pensioni di anzianità, con un progressivoinnalzamento della quota data dalla somma dell'età e dell'anzianità contributiva, così come del passaggio molto più rapido delle donne, nel settore privato, dal limite dei 60 ai 65 anni. Proposte che, a grandi linee, potrebbero portare nelle casse dello Stato dai 10 ai 15 miliardi di euro in un anno.
La seconda voce si chiama federalismo fiscale. Secondo il governo questo porterà più tasse locali, meno tasse statali e, in definitiva, costi di gestione che verrebbero ridotti fino anche a 5 miliardi l'anno. Dal 2012 verrà introdotta l'Imu, la nuova imposta municipale unica, mentre verrà attuata la riforma dei costi per la sanità.
Altre possibili iniziative riguardano, poi, la dismissione di beni demaniali dello Stato, l'aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie con l'esclusione dei titoli di Stato, e altri interventi minori, che comunque non influiranno abbastanza per ottenere il pareggio di bilancio in tempi utili.
Se queste sono le proposte, probabili, del Governo, da parte dei sindacati e della Confindustria, le cosiddette parti sociali, sono arrivate altre richieste più specifiche. A illustrarle è stata sempre Emma Marcegaglia: "Tutti abbiamo condiviso il principio che questa manovra deve essere una manovra di rigore e di equità: nello specifico abbiamo chiesto che ci sia un taglio ai costi della politica e a tutta l'articolazione complessa e costosa dello Stato. Abbiamo anche sottolineato che nella logica dell'equità ci devono stare principi come quello di una maggiore tracciabilità dei pagamenti, di una riduzione dell'utilizzo del contante, perché in un momento così difficile è giusto che la lotta all'evasione fiscale diventi forte e chiara. Ma accanto al rigore ci devono essere anche una serie di provvedimenti che aiutino, sostengano e stimolino la crescita: liberalizzazioni, privatizzazioni, infrastrutture, P.A. e semplificazione". Insomma, tagliare va bene, ma senza dimenticare di far tornare a crescere il Paese. Anche affrontando, urgentemente, anche un'altra crisi che spesso viene dimenticata: quella del mercato del lavoro, per il quale le parti sociali hanno chiesto di collaborare affinché si possa combattere la sempre crescente disoccupazione, soprattutto giovanile.
Infine, ulteriori proposte giungono dalle Regioni, le quali per voce di Roberto Formigoni chiedono di partecipare al Tavolo tra Governo e parti sociali per discutere sulle misure anti crisi. Gli enti locali, in particolare, puntano su due aspetti: una modifica del Patto di stabilità, che potrebbe permettere di sbloccare miliardi di euro di spese per investimenti e infrastrutture; e la possibilità di realizzare una piena autonomia fiscale per le Regioni più virtuose.


Duccio Emanuele Fumero

1 chi non é d'accordo con me, alzi la mano:

lupo ha detto...

quasi tutti gli italiani, devono avere un livello di sopportazione notevole. Servirà una rivoluzione?
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